I “Fujenti”: Un Patrimonio Inesauribile d’Arte e di Cultura

Da secoli, nella nostra Napoli nobilissima, capitale europea dell’ arte e della cultura, la devozione popolare alla Madonna dell’Arco si esprime in forme diverse, piu’ o meno ortodosse, ma tutte riconducibili ad un’unica matrice, a quella famiglia “tradizionale” che sfida i modelli dell’ odierna società consumistica ed è impermeabile ad ogni orientamento estraneo ai suoi valori fondanti.

I fujenti nascono e crescono in questo modello di famiglia napoletana in cui la donna conta, soprattutto, quando è moglie e madre e il padre ha l’arduo compito di accompagnare e guidare i figli nella magmatica realtà del vicolo, del quartiere, della strada.
Nel cuore antico di Napoli, nei quartieri popolari del centro storico e della città collinare, negli alveari di cemento della sterminata periferia che ha inglobato gli antichi casali, in migliaia di famiglie, i fujenti trasmettono, di generazione in generazione, la loro granitica fede nella Madonna dell’Arco.

La loro devozione filiale alla “Madonna delle Grazie” non teme lo scetticismo, l’irrisione, la saccenza , di quanti si sentono al di sopra di questa forma di religiosità popolare totalizzante, corporea , estatica, irrazionale, aperta al numinoso,non omologabile al linguaggio di chi rifiuta ,a priori, la logica del cuore.

Molte interpretazioni riduttive e fuorvianti del complesso fenomeno religioso dei fujenti sono scaturite da una distanza abissale di chi ha voluto “anatomizzarli” partendo da forti pregiudizi ideologici e di classe, senza nemmeno tentare un approccio empatico.
La gestualità,i canti, le danze, la teatralità dei fujenti , sono frutto di una millenaria “contaminazione” che attraversa i culti animistici, le religioni misteriche mediterranee, l’orgiasmo catartico dionisiaco, le pratiche penitenziali delle confraternite medievali dei “vattienti”, i pellegrinaggi ai Santuari Mariani, sorti sulle rovine dei templi delle grandi madri celesti e ctonie: Iside, Cibele, Demetra, Hera, Artemide-Parthenope.

Apriamo il cuore al nostro prossimo “Fujente“: ascoltiamo i canti di questua prepasquali, assistiamo alla “funzione dinanzi ad un’edicola votiva della “Riggina de lu cielo“, immergiamoci nella communitas dei pellegrini che, il lunedì in Albis, implorano la grazia presso l’icona miracolosa della Madonna dell’Arco.

Pubblicato il 26 ottobre 2011, in Cultura, Curiosità con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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