Fatti cliccare e sarai giornalista partecipativo (guadagnando 2 euro)

L’immagine che vedete qui sopra, giunge da questo sito internet. In pratica offre di scrivere articoli “inediti e originali che devono contenere la citazione della font di almeno 2.000/2.500 battute”. Il pagamento? In base ai clic dichiarati da Google Analytics. Se sono meno di 200 niente da fare, non guadagni.

Quest’atteggiamento fa il paio con quanto scrive questo ragazzo – giornalista professionista regolarmente iscritto all’Albo – sul suo blog. Un blog che funge da giornale, dice di fare giornalismo ma poi non è testata registrata, niente. Però è giornalista-editore, o almeno parla da tale.

Scrive:

“Se un giornalista mi frutta in media 2 euro al giorno con 3 pezzi scritti, pagarlo 3 euro al pezzo, significa andare inevitabilmente in rosso. Se un giornalista non è in grado di comunicare bene sul web e di produrre articoli molto letti, sul mercato digitale, purtroppo, vale zero. Non è una cosa che dipende sempre e solo dall’editore brutto e cattivo ma dal mercato”.

Per darvi un’idea di cosa sia il giornalismo partecipativo, cito testualmente le parole di Sara Stefanini, contenute nel suo articolo “Giornalismo partecipativo o narcisismo digitale?”:

“Dan Gillmor afferma: “We can do journalism together. We already are”. Il giornalismo partecipativo dà voce a quei cittadini considerati da sempre passivi e avvolti dalla grande spirale neumanniana del silenzio. Il narcisismo digitale altro non è che l’altra faccia della medaglia. Chiamato anche egosurfing, è presente nell’Oxford English Dictionary già dal 1998 ed indica il presenzialismo su Internet. Ormai, l’informazione si costruisce insieme, nel piccolo grande villaggio globale, unito dalla Rete e diventato glocale eliminando le distanze e dimezzando i tempi.

 Il grassroots journalism fa uso di vari strumenti nel Web descritti e spiegati nella tesi: dai blog ai social bookmarking, dai meme ai link, dal wiki a YouTube, da Facebook a Second Life e altri ancora.

Nella Rete è diventato complicato tutelare e difendere le fonti digitali e le opere d’ingegno. Nel caos di Internet le notizie si perdono e arrivano in angoli remoti senza che nessuno lo sappia. Ma verso gli albori del nuovo Millennio, prima in America e poi in Europa, sono state approvate riforme aggiornate a tal proposito. Rispettivamente la Digital Millennium Copyright Act  e la Digital Right Management. Non manca, inoltre, la trattazione delle Creative Commons, né riferimenti a software sofisticatissimi di controllo del Web da parte delle istituzioni. Esempio lampante è il connubio Cia-Google per creare Recorded Future, sistema attuale di monitoraggio terroristico. Anche governi precedenti, però, ne hanno fatto uso di questi tipi di sistemi.

Cass Sunstein, nel suo Republic.com, molto astutamente afferma che ognuno ha la stessa libertà che il singolo ha. Ed il futuro di Internet è racchiuso tutto lì. Nel Web, dove gerarchicamente non c’è nessuno che controlla, siamo tutti in balìa della stessa libertà. Avere la libertà, per un essere umano che ha sempre tribolato per poter dire la sua opinione, vuol dire avere in mano una grande potenza. Insieme alla tradizionale forma di giornalismo, quello partecipativo si deve impegnare a tenere costantemente informati i cittadini evoluti in cybernauti, con la speranza che, un lettore di oggi possa diventare lo scrittore di domani”.

Ecco: capite perché al di là delle solite diatribe Ordine dei Giornalisti SI/NO, futuro del giornalismo, tecnologie, c’è bisogno di intervenire e seriamente, su questo tipo di atteggiamento? Sbugiardarlo, denunciarlo?

Leggi gli l’articoli completi su: http://www.giornalisticamente.net/blog/2012/08/30/fatti-cliccare-e-sarai-giornalista-partecipativo-guadagnando-2-euro/#ixzz251yfnDdf   http://www.fanpage.it/giornalismo-partecipativo-o-narcisismo-digitale-di-sara-stefanini/

Pubblicato il 30 agosto 2012, in Attualità, Curiosità con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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