Facebook, il gioco del croccantino e la lenta spersonalizzazione dei “cyberfriends”

facebook-malattiaLa locuzione cogito ergo sum”, che significa letteralmente «penso dunque sono», è la formula con cui Cartesio esprime la certezza indubitabile che l’uomo ha di se stesso in quanto soggetto pensante, cosa che per secoli è stata realmente così. Oggi però, in un’epoca globalizzata, nell’era del cosumismo sfrenato e del “successo a tutti i costi”, non si bada piu’ a quel che siamo realmente, al valore dei nostri pensieri, dei sentimenti che portiamo, ma conta di piu’ ciò che traspare fuori, ciò che appare.

I social network, complici fondamentali di una lenta ma inesorabile spersonalizzazione dell’essere umano,  minano fortemente l’identità che portamo e che, apparentemente, viene valorizzata, ampliata, dando voce al singolo, “allo sconosciuto”, facendolo quasi sentire accettato sempre e comunque da tanti altrettanti sconosciuti. Amici e conoscenti “reali” a parte, infatti, i social network spingono il singolo a condividere pensieri, frasi, stati d’animo, foto e link di persone che si, potranno in linea generale avere un’opinione simile alla nostra, ma mai identica.

Sicuri o insicuri? – I social network, facebook soprattutto, attraverso i “Like” giorno dopo giorno effettuano sull’utenza un gioco psicologico oramai riconosciuto: quello delle ricompense. L’addestramento canino infatti riesce a rendere molto bene l’idea di come agisce sull’essere umano la scelta di inserire sotto ai link dei “like” – il cane che prende il bastone ogni volta, viene premiato ogni volta con un croccantino – Nel cane queste piccole conferme fanno la differenza tra un cane inutile ed un cane gratificato, tra un cane infelice ed uno felice. Sembrerà strano, ma se ci riflettete attentamente ed anche se non ve ne accorgete, anche voi siete felici quando cliccate “mi piace” sotto il link di una persona cara, di un amico o chiunque vi interessi. Il pensiero collegato è infatti sempre il medesimo: rendere felice l’altra persona facendogli sentire la nostra presenza, o meglio ancora, la nostra accettazione in questo modo : 1 Like – 1 mi piace = accetto ciò che scrivi, ciò che pensi, quindi ti accetto.

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L’essere umano si sente “felice” quando si sente capito.  Da questo punto non si scappa, certo, ma il problema su di un social network non si pone quando “apparentemente” ci si sente capiti, ma se saremo capiti, e quindi accettati, realmente. Il problema quindi è la realtà, certo, perchè quando incontri un amico al bar, in paninoteca, ci parli, ci discuti, ti confronti e sai se la pensa o meno come te e sai dare un valore a quella persona, al rapporto, alla relazione che instaurerete nel tempo. Questo sui social network, su facebook, non esiste.

Esiste un profilo, una foto, anzi delle foto. Esisti tu come persona, ma sempre “collegato” a ciò che ti permette o “vieta” di fare la macchina, il sistema. Insomma devi seguire degli schemi, delle regole, che non è detto siano le tue, quelle che senti veramente dentro. Ciò che scrivi, ciò che condividi, quante volte in realtà non vorresti condividerlo sul serio? Ti sarà capitato di condividere per “far piacere” a qualcuno qualcosa che in fondo non ti convinceva come discorso, pensiero o immagine? –

E’ tutto chiaro penso, perchè la deduzione è logica e la scelta è solo una: la tua. Nessuno ti sta dicendo di elimnare il tuo profilo perchè minacciano la tua libertà di espressione, anzi. Forse, in maniera molto piu’ sottile, ti lasciano libero al pari di un cane al guinzaglio, di un cardellino con un filo legato ad una zampa. Perchè la tua libertà è preziosa, serve a condividere ancora ed ancora, ad aumentare profitti, vendite, è questione di marketing. E tu? I tuoi valori, le tue scelte, i tuoi pensieri, hanno un valore? Sono merce da scambiare al prezzo di quanti “like”?

Siamo nati per essere felici. Questo nessuno te lo dirà mai, proprio in virtù di quel senso legato al consumismo che oggi schiaccia tanti di noi, soprattutto giovani in cerca della propria identità. Quando ti esprimi sei libero, quando scegli sei libero, e se sei libero sei felice. L’unico “sforzo”, se così si può chiamare, da fare per non farsi mai strumentalizzare dai social o da qualunque “sistema” di marketing o di potere societario è seguire l’esempio e le parole di cartesio: Pensare sempre e comunque. Perchè ragionare permette di scegliere quel che vogliamo realmente fare, non quello che gli altri vorrebbero che facessimo, o peggio ancora, comprassimo.

Concludo esprimendomi liberamente, così come tanti e tante persone fanno ogni giorno, fortunatamente, non solo on line: La cosa piu’ triste di questi social network è che spingono a fingere. Nessuno qui scrive che ha un problema, che vorrebbe l’aiuto di qualcuno o la propria realtà, comunque essa sia. Si scrivono frasi carine, cose divertenti, ma si ritorna alla realtà sempre. E quanto è diversa da quello che scriviamo in bacheca? A volte tantissimo. Per me ci si spersonalizza completamente per non apparire come si è… ovvero antipatici, scontrosi, rompiballe e tantissimi altri difetti… che fanno parte della nostra “vera” personalità. Noi stessi su di un social non potremo esserlo mai, così come in certi ambienti chiusi e monotematici, dove non potremmo mai essere capiti per quelli che siamo o esprimerci per quello che valiamo, non condivido infatti il mezzo, le sue strategie e la lenta spersonalizzazione che attua in tanti di noi.

Pubblicato il 23 settembre 2014 su Attualità. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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